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23/07/2020 | A casa dopo l'ospedale...Che fatica la nanna

Stabilita la data dell’intervento chirurgico, in famiglia si comincia il conto alla rovescia, fino al momento dell’ingresso in sala operatoria. Per quanto i genitori possano impegnarsi a controllare razionalmente le proprie emozioni di fronte al piccolo, tutta la famiglia è invasa da uno stato di ansia più o meno forte. Solitamente ogni bambino è in grado, con l’aiuto dei genitori, di affrontare tutte le procedure, più o meno dolorose, di preparazione all’intervento, l’intervento stesso, la degenza in ospedale e la convalescenza a casa.


Durante tutto questo percorso, il bambino vive emozioni e sentimenti che elabora, in un tempo successivo, al rientro a casa e alla normalità.

Credo che sia importante considerare che il bambino chirurgico, a qualsiasi età, prova sentimenti di impotenza, rabbia, frustrazione e paura rispetto all’esperienza che sta vivendo. Queste emozioni, a volte, provocano sintomi diversi appena si rientra a casa.

Frequentemente, parlando con i genitori quando ormai la vita familiare è tornata alla normalità dopo un periodo trascorso in ospedale, mi raccontano della difficoltà che il loro bambino ha ad addormentarsi, oppure dei frequenti risvegli notturni che si verificano da quando è stato sottoposto all’intervento. In questo periodo possono tornare i disturbi del sonno di cui il bambino ha sofferto in precedenza, oppure possono comparire per la prima volta. In realtà non sono veri e propri disturbi del sonno, ma la

manifestazione di un disagio transitorio dovuto allo stress vissuto. Se gli adulti riescono a “digerire” l’ansia e la paura vissuta in ospedale appena il problema medico viene risolto e cercano di rassicurarsi razionalmente, il bambino a volte manifesta sintomi di disagio in un tempo anche molto lontano dall’evento stesso. Quando ciò si verifica, i genitori fanno fatica a comprendere le cause dei risvegli notturni, o delle scenate serali.

Il rientro a casa dall’ospedale è il momento in cui si può aiutare il bambino ad elaborare quello che è stato vissuto durante il ricovero.

Per il bimbo in grado di giocare e rappresentare, i genitori possono raccontare la vicenda vissuta costruendo con lui una storia con altri personaggi, oppure riandare alle esperienze trascorse trovando semplici riferimenti concreti, come ad esempio: «Ti ricordi l’infermiera che ti ha dato la nutella a colazione? Quella nella scatolina piccola piccola? E la cremina magica che non fa sentire il pic dell’ago?».

Sono sicura che ogni genitore è in grado di trovare le parole e i contenuti adatti al proprio bambino proprio perché è lui che lo conosce meglio di ogni altro, ed è con lui che ha vissuto l’esperienza ospedaliera.

É possibile che il bambino chieda di raccontargli “la storia di lui all’ospedale” tante e tante volte, fino a sfinire i genitori: non c’è da spaventarsi, potrebbe avere ancora bisogno di essere aiutato a rappresentare mentalmente le emozioni vissute e forse ancora intense. E per il bambino piccolo che ancora non utilizza il gioco simbolico e non è in grado di seguire il racconto di una storia? È possibile, a volte, che questi bambini, al rientro a casa, diventino dei veri e propri tiranni e che non lascino neanche per un momento la mamma e a volte il papà. Tutto questo si aggiunge ai problemi del sonno.

In questi momenti è facile che i genitori pensino a una “regressione”, ma credo che invece sia la manifestazione transitoria del disagio provato dal bambino, e soprattutto della sua paura di essere separato dalle figure di riferimento; questa paura appartiene anche ad alcuni processi dello sviluppo evolutivo. Cosa fare allora?

Comprendere che il bambino è in difficoltà e va rassicurato può aiutare i genitori a trovare il modo migliore per consolarlo e sostenerlo. I disturbi e le manifestazioni di disagio, però, dovranno attenuarsi fino a scomparire nel giro di qualche settimana altrimenti … possiamo parlarne ancora!

Cari genitori, vorrei concludere dicendo che i problemi legati al sonno del vostro bambino dopo l’intervento chirurgico si possono risolvere, anche se in certi momenti sembrano irrisolvibili: si possono considerare come sintomi di uno stress vissuto insieme a voi e con voi, assolutamente “digeribile”!





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