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22/07/2020 | Sembra un'estate come le altre

Nicola ha tre anni e la sua casa confina con la scuola dell’infanzia che frequenta da settembre dell’anno scorso. Durante il lockdown le scuole sono state chiuse e Nicola, così come tutti i bambini della sua età, è rimasto a casa. La mamma ha raccontato che non era sempre sereno nel vedere le maestre in videochiamata: rimaneva un po’ al telefono, poi si allontanava intristito ed infine tornava per un saluto. “Ha un’emotività altalenante” ha sottolineato la mamma. Un giorno Nicola ha puntato i piedi e ha preteso di mettersi lo zainetto sulle spalle, di andare davanti a scuola e lì, seduto sul muretto, mangiare il suo yogurt. E così ha fatto per due giorni fila.


Ma che cosa ci sta dicendo Nicola?  

Partiamo dal presupposto che la scuola ha sempre rappresentato il terzo, l’altro extra-familiare. Il passaggio al nido, alla scuola dell’infanzia e alle primarie richiede l’inserimento del bambino all’interno di uno spazio nuovo, diverso da quello di casa. Quindi possiamo dedurre che dove c’è un inserimento c’è anche un disinserimento, in questo caso dalla cornice familiare. E tale disinserimento necessita di uno spostamento fisico verso, universalmente sancito dalla frase: “Mamma, Io vado a scuola!”

Durante l’Emergenza Covid, ciò non è stato possibile. I bambini non andavano a scuola, ma andavano al computer. Non c’era più l’uscire di casa ed il tragitto quotidiano verso altro, non c’era più l’entrata in un ambiente terzo, non c’era più la ricreazione, cesura tra le lezioni, ricca di interazioni sociali, non c’erano più i riti di passaggio. Tutto avveniva in famiglia senza che vi potesse essere una distanza, uno spazio. Ed è proprio a questa mancanza che Nicola ha prontamente ed intelligentemente risposto servendosi del suo zainetto e del tratto di strada che portava a scuola. Lo zainetto conteneva ciò che Nicola aveva duramente conquistato nei mesi precedenti: la sua percezione di bambino in un ambiente diverso da casa, pronto a sperimentare e far esperienza di Sè separato dalla mamma ma comunque in grado di affrontare la vita e provare piacere nell’interazione con i coetanei e con altri adulti che non fossero i genitori.

Sembra un’estate come le altre e in parte è così: una boccata di aria fresca, di normalità, dopo mesi difficili…in attesa di Settembre.

Tante domande affiorano alla mente quando guardiamo al futuro: Chissà come andranno le cose in autunno? Chissà come riprenderà la scuola? Chissà se si tornerà tra i banchi? Chissà cosa ne pensano i bambini di questa ripresa? E come la vivranno? Chissà…

Sulla base di quanto detto finora potremmo pensare a questa pausa estiva come uno spazio indispensabile per far si che possano germogliare importanti riflessioni, pensieri e sentimenti che probabilmente vedremo sbocciare a Settembre.

Non è sempre indispensabile “fare” qualcosa, certe volte è sufficiente creare uno spazio affinché qualcosa accada, essere pazienti e stare ad osservare. 

Perciò attendiamo insieme e nel frattempo buone vacanze,

Alexandra





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