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05/05/2020 | Al Tempo del Coronavirus

È tutto surreale quello che accade sia dentro che fuori dall’ospedale in questo periodo di reclusione e di limitazioni del vivere quotidiano. Incontrando coppie di genitori in attesa di un bambino, nel reparto di ecografia ostetrica e diagnostica prenatale, immagino spesso le risposte che potrebbe dare una mamma al suo bambino quando, tra qualche anno,  lui le chiederà:


“Mamma, cosa è  successo quando sono nato?”

“Era il tempo del corona virus, eravamo in una stanza, nella sala parto, io, tu che nascevi e il dottore”

“E papà...?”

“ Ogni papà, nel periodo in cui sei nato, non poteva stare con la mamma e non ha potuto vedere il suo bambino che nasceva. Anche il tuo è rimasto fuori dall’ospedale ma, quel giorno, una gentile dottoressa di cui ricordo solo lo sguardo perché anche lei aveva la mascherina, l’ha fatto entrare solo per un salutino veloce poi l’ha mandato a casa”

“...e io sono rimasto con te?”

“Avrei voluto stare con te tutte le ore del giorno ma, per controllare bene come stavi, ti hanno portato in un reparto di bambini piccolini e potevamo vederci un’ora al giorno soltanto. Quell’ora volava veloce come un respiro ma tutto il resto del giorno durava un’eternità e facevo cose pensando a te, mi toglievo il latte e lo raccoglievo nel biberon per portartelo immaginando il momento in cui te lo avrebbero dato. Non potevo andare a comprare i vestitini per te perché tutti i negozi erano chiusi, neanche un piccolo giochino, in quel periodo, ho potuto comprare per te, erano chiusi anche i negozi di giocattoli”

“Mamma, anch’io avevo la mascherina?”

“Solo i grandi l’avevano e ci siamo guardati da sopra la mascherina, non potevi vedere la mia bocca ma sono sicura che tu, a quel tempo, mentre ti tenevo in braccio, sei riuscito a vedere i miei occhi che ridevano mentre ti guardavo”

“È vero, mi ricordo, mamma!”

 

Lo immagino così questo dialogo. Penso alla forza e al coraggio di coloro che sono diventati genitori al tempo del corona virus e ancora di più a chi ha dovuto affrontare un percorso complicato da una diagnosi riguardo un problema fetale. Penso alle mamme che hanno trascorso diverse settimane senza vedere nessun parente per le misure di sicurezza attivate dall’ospedale. Penso alle mamme che hanno trascorso da sole un tempo infinito di attesa in sala d’aspetto dell’ecografia con l’angoscia di vedere quel “qualcosa che non va” sul monitor. Penso alle mamme con la mascherina che soffoca, bagnata di lacrime.

Penso al tempo di un caffè bevuto con qualche mamma che, ospitata in uno degli appartamenti di Abc, si concedeva, unico svago di una giornata trascorsa da sola ad affrontare una situazione delicata.

Mamme coraggiose.

Spesso i supereroi sono figure maschili e lo sono anche nella fantasia dei bambini. Dopo questo periodo forse cambierà anche questo mondo fantastico perché di “mamme supereroi” c’è n’è un’infinità!





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