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17/02/2020 | LA VOCE DEI VOLONTARI

La protagonista della voce dei volontari di oggi è Evelyn,  una giovane ragazza che sta svolgendo il suo tirocinio formativo in Psicologia insieme ad A.B.C. Ci racconta di come quest’esperienza le abbia fatto conoscere una nuova lei, con caratteristiche diverse che la arricchiscono non solo come professionista, soprattutto come persona.


Salve, mi chiamo Evelyn e sono una tirocinante del Corso di Laurea in “Scienze e Tecniche Psicologiche” dell'Università degli studi di Trieste, presso A.B.C.

La mia esperienza presso questa grande famiglia è iniziata il 31 ottobre 2019: avevo il turno di prova in reparto di pomeriggio, quindi il momento dedicato al gioco coi piccoli pazienti.Non sapevo che da quel giorno avrei scoperto una Evelyn nuova, una Evelyn che si emoziona per il sorriso di un bambino, una Evelyn che, paradossalmente, non vede l'ora di andare in ospedale per dedicare il suo tempo a chi, da quelle quattro mura, non può uscire: una Evelyn che vuole essere al fianco di chi ne ha veramente bisogno.Quel 31 ottobre mi ha cambiata; il primo paziente conosciuto era un ragazzino di 13 anni e proprio di lui voglio raccontarvi. Lui era appena arrivato, proprio come me, solo in vesti diverse. A primo impatto impertinente, incurante, aggettivi forti che costituivano una corazza creata con fatica e tenacia per difendersi dal mondo esterno che non lo comprendeva appieno.Subito c'è stato un feeling, la sensazione di capirsi a vicenda ed è così che è iniziata la sua lunga scalata verso la dimissione dal Burlo, una scalata che abbiamo cercato di rendere meno ripida con partite a “UNO”, a “Battaglia Navale” e del tempo assieme alla PlayStation. Il giorno in cui è stato dimesso, dopo circa 2 mesi, è stato un giorno strano, triste da un lato, ma meraviglioso dall'altro.Sono arrivata in ospedale e subito la mia responsabile di reparto mi disse “Evelyn forse è meglio se ti siedi, devo dirti una cosa”; da lì mi spiegò che il recupero era stato più veloce del previsto e che lo avrebbero dimesso. La gioia per Lui era tanta, poteva finalmente tornare a casa e ricominciare, ma nel mio cuore sentivo la tristezza opprimermi perché sapevo che la camera numero 1 non sarebbe stato più il nostro ritrovo. In tutto questo trovi A.B.C. e in molto, molto altro ancora: lo trovi nel sorriso di un bambino che ti ringrazia, nella gratitudine di un genitore, nell'infinita umanità che percepisci tra le persone che si trovano a dover fronteggiare qualcosa di più grande di loro e tu sei lì, per supportarle al meglio delle tue possibilità. Ma in fondo a tutto ciò, a mio avviso, c'è un insegnamento molto più grande che l'esperienza in  A.B.C. ti fornisce: capire che la maggior parte dei problemi che viviamo nella vita quotidiana come una delusione amorosa, un esame che va male, un litigio, sono cose che certamente segnano, ma sono risolvibili, passeggere; ci pone, inoltre, un'importante chiave di lettura che ci permette di ridimensionare ogni piccolo dettaglio della nostra vita, trarre il meglio da ogni situazione e non mollare mai.





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