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03/02/2020 | LA VOCE DEI VOLONTARI

La protagonista della voce dei volontari di oggi è Camilla, tirocinante della facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Trieste, che sta svolgendo il suo periodo di tirocinio formativo con A.B.C. Ci. Racconta attraverso le sue parole cosa significa per lei “volontariato” e soprattutto cosa l’esperienza di A.B.C., in soli pochi mesi, le ha insegnato.


Quando parliamo di A.B.C, non parliamo di una semplice Associazione di volontariato, parliamo di una vera e propria “famiglia al servizio delle famiglie” del Burlo. Sono entrata a far parte di questa Associazione solo da qualche mese e, nonostante ciò, fin da subito mi sono sentita parte del gruppo. Durante questi mesi in A.B.C. posso dire di aver appreso molto. Ho imparato, soprattutto, ad ascoltare. Ad ascoltare la voce dei genitori che assistono quotidianamente i figli in reparto, che spesso celano, dietro sorrisi e cordialità, la necessità di parlare con qualcuno delle difficoltà che stanno vivendo non solo in qualità di padri e madri, ma anche spogliati del loro ruolo genitoriale, come individui. Ho imparato ad ascoltare i bambini e i ragazzi del reparto, le loro necessità, le loro preferenze nel gioco, le loro passioni e interessi e, talvolta, purtroppo, anche il loro dolore. In A.B.C ho imparato, allo stesso tempo, ad essere ascoltata.Ho riscoperto il piacere del confronto, soprattutto durante le riunioni serali, in cui ognuno di noi ha la possibilità di raccontare la propria esperienza di volontario in reparto, con la consapevolezza di trovare nel resto del gruppo un supporto concreto. So con certezza, tuttavia, che la cosa più importante che ho imparato e che porterò sempre con me è quanto un semplice sorriso e qualche parola possano significare per i bambini ricoverati e le loro famiglie. Credo che spesso come volontari tendiamo a dimenticare o a dare per scontata, forse per abitudine, l’importanza del servizio che prestiamo e credo anche che non ci siano parole migliori per ricordarla di quelle pronunciate da una mamma, durante uno dei miei primi turni come volontaria: “qui il tempo non passa mai, sembra immobile, è sempre tutto uguale, ma quando entrate voi in reparto sembra che il tempo torni a scorrere di nuovo”. Ritengo che il valore di ciò che facciamo risieda proprio in questo: riuscire, anche solo per qualche ora, a cambiare la vita di queste persone, a rendere il tempo più leggero, ad alleviare seppur parzialmente la loro sofferenza, a dare un sostegno a chi ne ha bisogno. A.B.C. dà modo di fare esperienza ogni giorno di una delle sensazioni più belle e appaganti che si possano provare: dedicare la parte migliore di noi stessi agli altri. 





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