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29/01/2020 | DIRE LA PROPRIA STORIA AIUTA AD ACCOGLIERLA DENTRO DI SÉ

I bambini affrontano la realtà e le prove che la vita chiede loro, trasformandole attraverso il gioco in storie, in favole dove i protagonisti, animali, personaggi fantastici e accadimenti magici, rappresentano loro stessi e il loro vissuto. 


Un bambino che affronta un intervento chirurgico, entra in sala operatoria, è inevitabile, ma chi entra in sala operatoria ne esce con un taglio, più o meno grande, più o meno profondo. È la testimonianza che qualcuno, il chirurgo, è entrato nel suo corpo, sotto la pelle, quella pelle su cui resterà una cicatrice, anche piccola, a testimonianza del fatto. A volte, un difetto o una malformazione vengono individuate e diagnosticate alla nascita, o durante i primi anni di vita. Il bambino e la sua famiglia cominciano in quel momento a fare le visite specialistiche e i consulti medici per poi affidarsi a una equipe con il chirurgo specialista, verso cui i genitori ripongono tutte le speranze affinché venga risolto il problema del figlio. Anche per il bambino, il chirurgo diventa un riferimento importante, ricco di sentimenti ambivalenti. Se da un lato è colui che può “aggiustare” quella parte del corpo che non funziona bene, dall’altra è colui che “detta legge” e lo fa sentire piccolo, impotente, frustrato e, di conseguenza, arrabbiato. Come racconta bene Siria nella sua storia, da bambina era spaventata dal Dottore che ai suoi occhi appariva ancora più grande e minaccioso, la intimoriva e quando lo vedeva, le veniva da piangere. È molto frequente che questo accada, l’unica cosa da fare è consolare il bambino. Questo però, un genitore riesce a farlo solo se ripone fiducia nel medico e si sente sostenuto da lui. È il chirurgo stesso, in questo caso, che arriva al bambino attraverso i suoi genitori. Tutta la famiglia, compresi i fratelli e i parenti più stretti, quindi, sono insieme nell’affrontare il problema da risolvere chirurgicamente, e il chirurgo stesso rappresenta il “salvatore” ma, nello stesso tempo, “il persecutore “: quando, ad esempio, subentrano complicanze; quando non basta un solo intervento chirurgico; oppure quando le dimissioni vengono posticipate e il rientro a casa è negato anche solo per un giorno in più. Tutti questi, che sono dati di realtà, non si possono modificare ma è utile e a volte indispensabile, riconoscere i sentimenti che suscitano per riuscire a controllarli ed elaborarli, in un processo che assomiglia molto a quello digestivo. A volte la malformazione è visibile e il bambino è chiamato a confrontarsi con gli altri suoi pari. Qualcuno si ritira isolandosi, qualcuno reagisce rabbiosamente verso i coetanei e qualcun altro, come Siria, trasforma magicamente le critiche e le prese in giro dei compagni sulle sue scarpe diverse, facendole provare alle sue amiche, permettendo loro di stare in quelle scarpe speciali per un po’, al suo posto. Probabilmente Siria piccolina non si è resa conto che, così facendo, ha permesso agli altri bambini di rassicurarsi riguardo a quel suo difetto e di poterlo vedere come una caratteristica di Siria stessa senza spaventarsi troppo; le cose nuove, ciò che è diverso, come può raccontare questa ragazza di diciassette anni, spaventano e non solo i bambini.





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