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18/12/2019 | La voce dei volontari

La protagonista della voce dei volontari di oggi è Gloria, che ci fa rivivere, attraverso le sue parole, il suo inizio in A.B.C., descrivendo emozioni, colori e pensieri…


E tutto iniziò esattamente un anno fa.

Erano i giorni di Natale, mancava poco alla fine dell’anno e decidere che fare a Capodanno stava diventando una sterile di necessità. Mi piace festeggiare, ma l’anno scorso sentivo il bisogno di qualcosa di diverso. Sebbene le festività natalizie siano un momento di gioia e di ritrovo per la maggior parte delle persone, per altre questi periodi sono difficili perché fanno sentire soli. Ne parlai con una cara amica, scoprendo di non essere l’unica e che entrambe volevamo iniziare il nuovo anno cercando di far sentire meno soli gli altri e forse noi stesse. Provammo a cercare e a contattare diverse associazioni di volontariato, ma fu un vero e proprio buco nell’acqua e alla fine desistemmo, ripiegando su una pizza e sulla magica esperienza di guidare nella pianura friulana, attorno alla mezzanotte, mentre i fuochi d’artificio fiorivano in cielo.

Era circa metà gennaio quando ci arrivò una mail dall’associazione A.B.C., che ci invitava a un colloquio conoscitivo per capire se volessimo diventare volontarie.

Stupore, curiosità, paura, emozione, il primo colloquio con Giulia, domande, entusiasmo, il secondo colloquio con Alexandra, riflessioni personali, insicurezze, ancora paura, controlli per fare le vaccinazioni, la prima riunione, l’ingresso in un nuovo gruppo, l’attesa per il primo turno, le porte si aprono, sono sola, Alexandra mi accoglie e inizia il giro nel reparto di Chirurgia del Burlo.

Così è iniziata l’avventura che in questi giorni compie un anno. Devo essere onesta. Non è un’avventura, ma tante piccole, significative esperienze, tutte uniche, tutte con lo stesso inizio, ma con finali sempre diversi. Nella maggior parte dei casi, noi volontari non sappiamo chi incontreremo. E così ho scoperto che ogni volta che arrivo in ospedale mi sento un po’ sola e indifesa e nel contempo curiosa per chi conoscerò, per le storie che per un breve momento incrocerò. In pochi minuti vengo a contatto con bambini e con adulti che racchiudono un mondo di pensieri, di emozioni e di vissuti che spesso con un semplice: “Ciao, vi vanno due chiacchiere, un gioco, un disegno…” si palesano. A pensarci, è come quando si cammina sotto un cielo variabile e d’un tratto inizia a piovere. Talvolta è una pioggerellina sottile, piacevole e rinfrescante, altre volte è un acquazzone, ma alla fine si sente la propria pelle viva e rinnovata di nuove sensazioni. E così ogni turno per me è un incontro in cui spero di dare qualcosa di positivo o semplicemente distogliere il pensiero di chi ho difronte dal momento di difficoltà e farlo sentire meno solo, ma da cui certamente ricevo qualcosa che farà parte di me per sempre.

 





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