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12/12/2019 | Ricevere dentro di sé

Così, da qualche parte, su qualche dizionario della lingua italiana, viene definito questo termine: accogliere. Se penso a un bambino nato, allora credo che ci sia stato un «ricevere dentro di sé». Intendo l’essere accolto nella mente dei suoi genitori, per essere raccolto dalle loro braccia.


Intendo quello stare in un grembo materno per riuscire a essere cullato. Intendo quel restare nello sguardo di chi ama per sentirsi sostenuto. Intendo quella possibilità di seguire la mano di chi conduce, per riuscire a camminare e ad andare. È ciò che vedo accadere ogni giorno nella relazione tra un bambino, una mamma, un papà, sia dentro che fuori dall’ospedale. Non riesco a fare a meno di pensare alla relazione che A.B.C. ha con le famiglie, e scopro come assomigli a quella tra un bambino e i suoi genitori. Nella mente di A.B.C., come se fosse un individuo unico, viene accolta una famiglia come se fosse un piccolo bambino. Così accade ogni volta che arriva una telefonata con la richiesta di ospitalità in una delle sue case, per il tempo di un intervento chirurgico. La famiglia arriverà, e A.B.C. comincia da subito a immaginare come sarà, che aspetto avrà, quali saranno le caratteristiche che la definiscono e la rendono unica, proprio come i genitori immaginano un figlio durante il tempo d’attesa della gravidanza. A.B.C. pensa alle cose di cui la famiglia può avere bisogno, come le lenzuola e gli asciugamani, cose di prima necessità, anche il caffè e la macchinetta, perché no? Una coccola, come un peluche per chi nascerà. Occhi, mani, cuore di A.B.C. accolgono la famiglia. Lo sguardo del volontario incrocia quello di chi è appena arrivato in un posto nuovo come nuovo è, per un neonato, il mondo a cui si è appena affacciato. La porta della casa viene spalancata dalla mano del volontario, che guida e conduce la famiglia, avviandola su una strada che diventa possibile percorrere, così come accade per un bambino ai primi passi. Dopo tanti anni posso dire con certezza che, così come ogni bambino resta accolto per sempre dai suoi genitori, così ogni famiglia che A.B.C. «riceve dentro di sé» resta accolta per sempre.





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