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06/11/2019 | UN PICCOLO LAGO

LA SORELLANZA DELLE MAMME

Se vi dicessi di pensare a un laghetto, immaginereste probabilmente un bellissimo paesaggio di montagna, oppure un posto frequentato da simpatiche ochette, oppure l’immagine stampata su un libro di prima elementare. Niente di tutto questo. Seguitemi e vi porterò a immaginare un laghetto speciale.


Una mamma seduta fuori dalla sala operatoria, la testa pesante sostenuta dalle mani all’altezza delle tempie, i gomiti appoggiati sulle ginocchia leggermente divaricate.

Non percepisco nessun movimento, nessun suono.Non riesco a salutarla, sento che sarebbe troppo.Non riesco a vedere il suo viso bellissimo che conosco da qualche settimana. Il mio sguardo si sposta sul pavimento, tra i suoi piedi.

É là che vedo un laghetto, un piccolo lago di lacrime.

Il suo bambino, nato da pochi giorni, è già nelle mani del chirurgo ed è sottoposto a un intervento necessario.

È un senso di impotenza quello che vive la mamma, non può nutrire il suo bambino, non può cullarlo, non può consolarlo, neanche cambiargli il pannolino o fare tutto quello che fanno le mamme con i neonati.

Ora i suoi occhi non possono guardare il piccolo, ma riescono solo a piangere, con le lacrime. Un dolore profondo. Quello che c’è tra le scarpe di questa mamma non è solo un pavimento bagnato, ma un vero piccolo lago profondo come tutto il dolore del mondo. Questa mamma può solo restare su quella sedia e raccogliere i pensieri per resistere, sperando che il chirurgo esca dalla sala operatoria con un sorriso per lei.

Intanto le lacrime sgorgano e bruciano di sale, la mamma non se ne accorge ma si raccolgono e diventano un piccolo lago salato dove si rispecchia e ci guarda dentro tutta la sua vita trascorsa in un paese lontano. La mamma cerca di vederci dentro anche quella del suo piccolo bambino, tenuto ora da mani che non sono le sue. Non ci sono parole o colore della pelle che riescano a fare la differenza, in momenti come questi.

Sia il dolore che la speranza di tutte le mamme sono gli stessi: che il bambino si salvi. Le sfioro la spalla e mi guarda con un dolcissimo sorriso d’intesa, non serve parlare. Esce il chirurgo e le sorride.

Si alza e il piccolo lago resta sul pavimento, si asciugherà ma fuori dalla sala operatoria. Se fosse possibile, io lo so, si vedrebbero tutti i laghi fatti di lacrime delle mamme in attesa del sorriso del chirurgo.

Continuo a incontrare la mamma: con le poche parole che conosce ma con lo stesso dolcissimo sorriso sulla bocca e negli occhi, mi racconta del chirurgo. Le ha detto: «Ci vediamo tra due anni in gelateria con il bambino. Mangeremo insieme un bel gelato!».





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