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30/10/2019 | LA VOCE DEI VOLONTARI

La protagonista della voce dei volontari di oggi è Cristina, che ci racconta la sua esperienza durante i pacchetti natalizi e le sue parole ci scaldano il cuore. Ciao a tutti, sono Cristina, ho 51 anni ancora per poco…, mamma di due creature di 9 e 17 anni, sposata. Il mio incontro con A.B.C. è stato puramente casuale e onestamente non ne conoscevo l’esistenza. Al circolo ricreativo della società dove lavoro è comparsa una locandina in cui richiedevano volontari per fare i pacchetti natalizi presso la libreria Lovat e/o Center Casa.


Questa attività è sempre stata una mia passione e ho risposto all’invito lo scorso anno prima di Natale. Così sono entrata in contatto con questa realtà e con le “anime” di questa organizzazione. Successivamente sono stata invitata a partecipare alle riunioni mensili per condividere e collaborare alle altre iniziative a cui A.B.C. partecipa. Ci si sente molto coinvolti ma non c’è mai pressione per partecipare alle attività. Ho conosciuto tante altre volontarie… che persone!

Perché “Diversamente volontaria”? Perchè non sono una dei Volontari (quelli con la V maiuscola) che svolgono l’attività principale per cui è nata A.B.C. Ammiro le persone che riescono a dedicarsi all’assistenza alle famiglie e a coloro che fanno attività di supporto in ospedale. Io non ci riuscirei… per cui mi sono resa disponibile per lavori di “bassa manovalanza”, come mi piace definirli. Credo servano anche quelli. Ovviamente le attività in cui A.B.C. è coinvolta sono tante, per cui si riesce a trovare sempre la mezza giornata da dedicare.

Per tornare ai “pacchetti”… abbiamo fatto un paio d’incontri preparatori. Solo per questa attività le volontarie che la gestiscono sono delle macchine da guerra! Ho dato la disponibilità a diversi turni. Finito il mio turno, se qualcuno mancava in quello successivo mi fermavo volentieri… Avendo un lavoro sedentario, il turno di 3 ore per me era fisicamente stancante. Ma mi piaceva troppo incontrare le persone che venivano ai nostri banchetti. Ho fatto incontri veramente speciali. Spesso le persone sono disponibili a scambiare qualche parola nel mentre si incarta.

In prima battuta si racconta un po’ chi siamo e fortunatamente ormai in tanti ci conoscono. Poi nei pochi minuti che servono per impacchettare, si entra in contatto con tante persone diverse e il periodo natalizio invoglia anche le chiacchere che terminano sempre con gli auguri, il clima è speciale.

Quello che ho ricevuto come emozioni e sicuramente più del tempo che ho dedicato. Finito un turno, aspettavo quasi con ansia quello successivo. In alcune delle cose che ho impacchetto ho lasciato una parte di me. Ho “vissuto” dei mini spaccati di vita delle persone, in altri casi ho immaginato delle situazioni…

Come dimenticarsi di Nonna Maria (di fantasia solo il nome). Una bella signora, simpatica ed energica nello spirito più che nel fisico, arriva da noi con lo scatolone di un giocattolo per il suo nipotino più grande di lei. Camminava con la stampella, aveva le mani nodose che a malapena reggevano lo scatolone… Sperava che quel giocattolo avrebbe convinto il nipotino a fermarsi di più da lei, mi fece molta tenerezza sentirla… Le chiesi se avesse qualcuno che l’aspettava fuori dal negozio con la macchina, ma con un sorriso candido mi disse che si sarebbe arrangiata con l’autobus. Che forza queste nonne… Beh, non illudetevi perché i volontari non sono dei corrieri, ma quel pacco non è arrivato a casa con l’autobus… ma con il mio motorino volontario pure lui… L’abbraccio di ringraziamento mi scalda ancora…

Il pentolino di latta dell’ultimo minuto della vigilia di Natale, a negozio già chiuso, a chi sarà andato? Una giovane ragazza, un senso quasi di imbarazzo di chiedere un pacchetto, una offerta che forse valeva più del pentolino stesso… Sembra una sciocchezza ma questi attimi li ho ancora nel cuore. Chiudere il banchetto, caricare in macchina dei volontari tutto il materiale, auguri e via a casa a cena con la famiglia… Credo che sia stata una delle Vigilie in cui mi sono sentita meglio. Grazie A.B.C.





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