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02/10/2019 | LA MAMMA TORNA A LAVORO

UNA “SEPARAZIONE DA AFFRONTARE INSIEME

L’immagine di un bambino che dorme lascia, in chi guarda, una sensazione di pace e di serenità. Molto diversi, invece, sono gli umori con cui i genitori devono recarsi al lavoro dopo una notte insonne, trascorsa a consolare e cullare il proprio bambino che non riesce ad addormentarsi, o che continua a svegliarsi mille volte a notte. Vorrei dedicare questo spazio a tutte le mamme che lavorano, e a quelle che lavorano con turni notturni, alle donne che diventeranno madri, a quelle che incontro nel reparto di chirurgia perché ricoverate con il loro bambino, e a quelle che operano all’interno dell’ospedale stesso.


Molte volte i genitori mi raccontano che i loro bambini hanno cominciato ad avere disturbi del sonno da quando le madri hanno ripreso a lavorare. Frequentemente mi trovo ad accogliere le fantasie delle future madri, legate al momento di rientro al lavoro. Ancora prima che il loro bambino nasca, cercano di organizzare gli «incastri orari» perché il nuovo arrivato possa avere tutto quello di cui ha bisogno, nonostante il lavoro materno. Mi chiedo allora quanto sia difficile pensare già di separarsi dal proprio bambino, e quanto il doverlo fare porti questi genitori a controllare il forte attaccamento che sentono per lui ancora prima del concepimento. Quando arriva il momento di ritornare al lavoro, ogni mamma deve provare a mediare tra due forze contrapposte: il lavoro e la famiglia. È come se sul piatto della stessa bilancia potessero stare sia la sofferenza per dover lasciare il proprio bambino che la necessità economica, o la propria ambizione professionale. Spesso si dimentica quanta fatica come questa, del tipo di «quella che non si vede», facciano le mamme! Le lancette della sveglia si puntano su ore diverse, si scappa via dal nido o dalla casa della nonna dopo aver distratto il bambino per non sentirlo urlare e quando, alla sera, si è di nuovo a casa, si comincia freneticamente a sistemare e a fare tutto ciò che non è stato possibile fare durante il giorno. Presto però arriva l’incubo dell’addormentamento o dei risvegli notturni del piccolo e non si riesce a comprendere come il bimbo possa avere ancora tanta energia dopo una giornata frenetica che i grandi hanno trascorso a rincorrere il tempo, scandito dai ritmi del lavoro. Forse è proprio questo il centro del problema. È indubbio che il lavoro imponga nuovi orari e che costringa la madre e il bambino a sincronizzarsi su nuovi ritmi di sonno-veglia, ma è indispensabile pensare che entrambi si trovano ad affrontare la difficoltà di una nuova separazione. Nella vita di un bambino, a seconda del momento, si possono presentare nuove e diverse separazioni che, per crescere, è necessario affrontare ed elaborare. Una di queste difficoltà è proprio quella determinata dal nuovo adattamento ai ritmi quotidiani materni. Non credo che si debba evitarla oppure negarla, ma sono sicura che debba essere fronteggiata come tutte le difficoltà che la vita ci pone. Fino ad ora ho nominato solamente la mamma, ma questo è il momento per far rientrare il papà: elemento fondamentale per aiutare madre-bambino a sostenere la fatica di questo tipo di separazione. Come può farlo? Molto concretamente. Ad esempio, può accompagnare il bambino al nido, rassicurando il piccolo e la mamma al momento del saluto. È fondamentale che la mamma e il bambino si salutino, e che ci sia un tempo per sentirsi tristi e arrabbiati, senza scappare da questo momento e rimandarlo alla sera, quando si rientra a casa, oppure al momento della nanna. A volte le madri che lavorano mi raccontano che quando tornano a casa si trovano a dover svolgere mansioni domestiche, e che non è facile per loro stare vicino ai bambini dedicando loro solo un tempo di coccole. Le «cose da fare per il bambino» a volte consolano le madri lavoratrici, ma così si rischia di dover trovare sempre qualcosa (ad esempio, la cena, il bagno, eccetera) attraverso cui entrare in contatto con il proprio bambino. Anche in questi momenti è fondamentale la figura del papà: potrebbe provvedere lui ad alcune mansioni domestiche, in modo da aiutare la mamma a sentirsi libera di stare con il piccolo provando quel piacere che teme possa essere perduto a causa del proprio lavoro. Anche questo è un modo per riuscire a evitare di considerare la propria professione come unica protagonista, in questo momento di crescita di tutti i componenti della famiglia. Riuscire a dedicare un tempo perché sia la mamma che il bambino possano elaborare sentimenti di rabbia, tristezza e frustrazione in un momento lontano da quello del sonno, può permettere una crescita di tutti i componenti della famiglia e salva-guardare la nanna dei bambini.





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