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20/09/2019 | LA VOCE DEI VOLONTARI
La protagonista della voce dei volontari di oggi è Samantha, una studentessa di medicina che ha deciso di condividere insieme ad A.B.C. una parte del suo percorso. Attraverso le sue parole ci aiuta ad entrare in ciò che prova, in ciò che l’esperienza in reparto le dà.
Ciao a tutti, mi chiamo Samantha, studio medicina e ho avuto la possibilità di fare un breve tirocinio (durante il percorso di laurea) come volontaria dell'Associazione Bambini Chirurgici. La mia esperienza con l’A.B.C. è (per ora) di pochi mesi, ma nonostante ciò mi ha già dato molto.

Sono convinta che l’attività di volontariato venga vissuta in modo diverso da tutti noi, ognuno di noi ha un suo “filtro di personalità” che lo rende unico e che rende unica quest’esperienza, ma sono altrettanto convinta che ci siano dei punti in comune.

Le prime volte che vai in reparto sei un po’ titubante, magari ti chiedi: «Farò la cosa giusta? E se poi sbaglio?», però ti rendi ben presto conto di non essere da solo. Infatti, per me A.B.C. è condivisione: condividi i momenti con i bambini, con i genitori, con i volontari che ti accompagnano durante il turno, con volontari di altre associazioni e con gli operatori sanitari del reparto. Condividendo i momenti, le emozioni, i racconti, i giochi, le parole, credo che il volontario cerchi di dare un supporto, per come può, nel suo piccolo, sia ai genitori che ai bambini. Certo, talvolta torni a casa chiedendoti: «Avrò detto/fatto la cosa giusta?», ma sai che, se ne hai bisogno, hai qualcuno con cui parlarne, soprattutto grazie alle riunioni mensili dei volontari che frequentano il reparto, momenti, a mio parere, molto importanti.
Tutto questo aiuta ad arricchirti come persona, ti metti in dubbio, vedi, ascolti, provi sensazioni ed emozioni che ti fanno riflettere.
Dopo un po’ che frequenti il reparto, l’A.B.C. è anche aspettare di vedere Viktoria, Margherita, Isabella, è voler giocare con loro a scala quaranta, a “palloncinvolo”, a Uno, ma oltre a ciò, è essere disposti a fare qualcosa di diverso se avessero voglia di modificare la loro “routine”, è essere pronti ad ascoltare, se ce ne fosse il bisogno.
Per me l’A.B.C., talvolta, è felicità e tristezza allo stesso tempo: è salutare qualcuno “sperando di non rivederlo”.
Pochi mesi, tante emozioni. Forse può essere difficile iniziare ad essere un volontario, ma credo sia facile continuare a farlo.




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