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24/07/2019 | UN MEDICO SOLO NON BASTA

IL VALORE DETERMINANTE DI UN’AZIONE ASSISTENZIALE COORDINATA E COMBINATA

Lo scenario della scienza medica, negli ultimi decenni, è profondamente cambiato nel mondo occidentale. Lo stile di vita, le condizioni sociali e alimentari hanno profondamente modificato l’epidemiologia delle patologie, portando all’attenzione della salute pubblica una serie di malattie croniche che hanno coinvolto non solo il mondo della patologia dell’adulto, ma anche quello pediatrico.


Pensiamo solo per un attimo al carattere epidemico che ha assunto la diffusione dell’obesità adulta e pediatrica; o all’aumento della sopravvivenza di pazienti gravemente prematuri, grazie allo sviluppo di tecniche di ventilazione e nutrizione artificiale. Anche l’approccio medico è profondamente mu-tato, con uno spostamento dell’attenzione dalla cura della malattia, alla cura del paziente. La centralità del paziente, e lo sviluppo di un sempre più ampio e complesso processo assistenziale, hanno evidenziato come sia illusorio che una figura possa comprendere in sé tutte le capacità e le conoscenze necessarie alla riuscita del programma terapeutico: sempre di più la multidisciplinarietà, in medicina, è il fattore discriminante per il successo o l’insuccesso di un processo di cura. Se andiamo a ricercare in PubMed, motore di ricerca di cui si avvalgono i professionisti dell’ambito medico per il reperimento di articoli su un dato argomento, e digitiamo le parole «Multidisciplinary» & «Pediatric» & «Surgery», ci compariranno 2.806 articoli, ma il dato più rilevante è l’incremento esponenziale del numero di articoli pubblicati per anno. Nel 1973, è stato pubblicato un solo articolo contenente queste parole, nel 1985 ne sono stati pubblicati 8, 26 nel 1995, 67 nel 2005 e 341 nel 2016.Questi dati provano il fatto che i percorsi di cura stanno diventando sempre più mirati a integrare le competenze dei professionisti. Tale trend è perfettamente riconoscibile all’interno del nostro Istituto, e probabilmente il Dipartimento chirurgico ne è il più immediato testimone. Il paziente che viene accolto al secondo pia-no dell’IRCCS Burlo Garofolo per un ricovero non trova una tabella, all’ingresso del reparto, che identifichi un’unica struttura: trova, invece, un ambiente in cui professionisti di diverse specialità condividono stanze e posti letto, affiancati da un personale infermieristico che negli anni ha acquisito una così ampia esperienza, nei diversi campi, da fungere esso stesso da collante tra i medici. Nel momento in cui un paziente complesso di-mostra bisogni assistenziali diversi da quelli della struttura di appartenenza, la risposta mediante consulenze dagli altri professionisti è immediata, proprio grazie all’integrazione e alla collaborazione negli spazi lavorativi. Non dimentichiamo, inoltre, che la collaborazione con gli altri reparti (clinica pediatrica, neuropsichiatria, emato-oncologia, diagnostica prenatale, neo-natologia, radiologia) è scandita da riunioni settimanali, o mensili, in cui tutti i casi complessi vengono esposti e discussi tra i professionisti, tracciando così i binari per un percorso di cura condiviso. Il paziente, che nel nostro caso è rappresentato dal binomio bambino-famiglia, diventa così ogni giorno il fulcro di un’azione assistenziale coordinata e combinata che, ci auguriamo, abbia il primo risultato di non fare sentire più nessuno soltanto «una malattia».





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