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24/07/2019 | MANI IN ALTO!

OGNI TOCCO È UNICO COME CHI LO COMPIE

Quando entro nel reparto di chirurgia, indosso un camice bianco e tutte le volte che entro in una stanza, gli occhi dei bambini, soprattutto quelli piccoli, si sgranano su di me, e i genitori interrompono ciò che stavano facendo. «Mani in alto!» dico, e alzo le braccia, «non tocco nessuno, parlo soltanto con i bambini e i genitori».


Immediatamente tornano i sorrisi, dei grandi e dei piccoli. Chi viene ricoverato in questo reparto, deve sopportare di essere toccato da infermieri, operatori socio-sanitari e chirurghi. Sono tocchi di tipo diverso: più o meno dolorosi, più o meno fastidiosi, più o meno delicati, più o meno pesanti, più o meno invadenti. Un intervento chirurgico presuppone un taglio che, per quanto piccolo sia, è la conseguenza di un contatto invasivo e doloroso; le mani degli operatori, perciò, solitamente vengono temute dai pazienti piccoli, e più grandi, e dai loro cari. Gli operatori devono toccare i pazienti per riuscire a curarli, ma ogni tocco è unico come unico è chi lo compie. Ogni operatore cerca un modo per rassicurare il piccolo paziente, o il ragazzo con cui en-tra in contatto, nel vero e proprio senso della parola. C’è chi usa le parole, chi spende qualche minuto per cercare di stabilire una relazione di fiducia, chi trova argomenti accattivanti e chi stupisce con «effetti speciali», facendo un trenino per portare la lettera di dimissioni. Gli operatori, in chirurgia, non possono mettere le «mani in alto», ma cercano conti-nuamente di giustificare al bambino la necessità che hanno di mettere le mani su di lui per fare alcune manovre fastidiose o dolorose. Oltre alla fatica e alla concentrazione, legate alle tecniche professionali, devono sostenere l’impegno della relazione con il paziente di una chirurgia pediatrica. Soprattutto gli infermieri e gli oss conoscono i desideri dei bambini ricoverati, le loro passioni, i giochi che preferisco-no e i personaggi dei cartoni che amano: questo è il modo per riconoscere chi si ha davanti per ciò che è, e non per il problema chirurgico che ha. Accompagnano molto spesso il loro toccare con l’accarezzare, e con gesti che vogliono consolare. Qualcuno regala generosamente sorrisi e qualcun altro un po’ meno ma tutti, con il loro «toccare», si prendono cura dei loro pazienti in un modo speciale.





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