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04/07/2019 | UN'AVVENTURA A PUNTATE

ALEXIA: «FIDATEVI DI QUELLI CHE SI PRENDONO CURA DI VOI E CERCATE DI PENSARE POSITIVO»

È difficile iniziare... ma sicuramente è bello raccontare la fine della mia «avventura». Sono Alexia e ho 12 anni, dovrei avere già iniziato la seconda media ma, purtroppo, sono ancora al Burlo. Quando sono venuta qui era più di tre settimane fa, ero abbastanza tranquilla anche perché era la mia prima volta che ero ricoverata dopo essere nata in questo ospedale.


Ricordo che, appena arrivata, mi hanno fatto la prima puntura e ho intuito che non sarebbe stata l’unica. I medici, infatti, hanno scoperto che avevo la polmonite con un versamento pleurico, cioè un po’ di liquido nei polmoni che bisognava immediatamente togliere. In quel momento io non capivo proprio niente, ero confusa e preoccupata. Poi i medici mi hanno spiegato bene ogni dettaglio e io li ascoltavo, ma alla parola INTERVENTO sono rimasta pietrificata, come se un grosso colpo mi arrivasse nello stomaco. Anche mia mamma e mio papà erano un po’ storditi dalla notizia, non l’hanno fatto vedere ma, forse non davanti a me, qualche lacrimuccia sarà caduta anche a loro. Il giorno dopo, all’ora di pranzo, mi hanno operato. Ero abbastanza tranquilla, non avevo paura, anzi, ero molto curiosa: vedere per la prima volta una sala operatoria per me era elettrizzante! Ho visto solo poco, in realtà, perché mi hanno addormentato. Ricordo che mi hanno riaccompagnato in camera e il primo sorriso è stato per mia mamma, anzi, anche per mio papà. Nei giorni seguenti, il tubo del drenaggio sembrava inutile perché non usciva nessun liquido, e allora, via il tubo! Speravo che la mia avventura fosse già terminata e invece... C’era un’altra puntata! Dopo alcuni giorni i numeri delle analisi erano in salita e allora: digiuno, ecografia, tac e.... di nuovo la parola terrificante INTERVENTO. «Alexia, la sala operatoria è libera, la chirurga è a disposizione, tu sei a digiuno... Tra mezz’ora vai in sala!» «Ma non potevate aspettare almeno un paio d’o-e che mi riprendessi?! No eh?!» Questa volta ero terrorizzata perché sapevo già cosa mi aspettava. Tutto come la prima volta, però in questa puntata c’erano ad aspettarmi anche molti miei parenti che invece di trovarmi nella stanza, imprevedibilmente mi hanno atteso fuori dalla sala operatoria. Questa volta il drenaggio ha fatto molto bene il suo dovere e io sono uscita dalla sala pensando e gridando «il tubo, il tubo!». Finalmente i numeri delle analisi sono scesi e sono in via di guarigione. Nella mia avventura ho incontrato tanti infermieri e tanti medici. Vorrei ringraziare tutti, anche se qualcuno di più, come Mascia che ha cercato di farmi sorridere anche quando non ero in vena (tanto per restare in tema), Marzia che ha avuto per me un effetto anestetizzante (anche questo per restare in tema), Davide e Luca, due giovani tirocinanti, che hanno sempre trovato il modo per scherzare con me. E ora vorrei ringraziare in modo speciale le due chirurghe che mi hanno operato, le dottoresse Daniela Codrich e Anna Ferreli, che hanno risposto alle mie centomila domande e mi hanno convinta che tutto sarebbe finito. Bambini e ragazzi che siete ricoverati nel reparto di chirurgia del Burlo, fidatevi di quelli che si prendono cura di voi e cercate di pensare positivo, anche se io so che è veramente difficile riuscirci quando il tempo passa e i medici dicono che devi restare ancora in ospedale. Quando il tempo non passa mai...





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