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19/10/2018 | FORTI SU UN SENTIERO DIFFICILE

La nostra storia inizia nel 2007 quando, al terzo mese di gravidanza, riscontrarono a Gabriele un difetto addominale chiamato «gastroschisi».

Data la gravità della patologia, ci siamo recati all’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, dove ci ha accolto un meraviglioso team di specialisti e personale infermieristico, che ci hanno accompagnati dal primo giorno al Burlo sino a quattro mesi più tardi, quando abbiamo festeggiato il rientro a casa.

Ricordo il primo colloquio con la dottoressa Pelizzo, la dottoressa D’Ottavio e la psicologa, la dottoressa Giuliani: le loro parole sono state da subito positive e rassicuranti, e soprattutto grazie alla bella impressione che abbiamo avuto, abbiamo deciso di proseguire tutti insieme questo percorso che sapevamo essere molto duro.


Effettivamente i momenti difficili ci sono stati, ma dopo varie operazioni e tre mesi di ricovero con alti e bassi ce l’abbiamo fatta. Il nostro Gabriele ha superato la sua prova più difficile, quella della malattia e della sua guarigione.

Ora, a distanza di quattro anni, mi rendo conto che in quei tre mesi Gabriele ha vissuto davvero momenti difficili e pericolosi, che ha potuto affrontare anche grazie alla forza che noi genitori gli abbiamo trasmesso fin dalla prima volta che i nostri sguardi si sono incrociati attraverso le pareti dell’incubatrice. Forza che abbiamo ricevuto, a nostra volta, dagli incoraggiamenti, dagli abbracci, dalle parole e dai sorrisi di tutto il personale che lavorava per il nostro Gabriele, ma che in qualche modo si prendeva cura anche di noi due, e soprattutto di me, che ho vissuto lì per tanto tempo.

Ricordo con affetto le calorose e scherzose parole della dottoressa Giuliani, che ogni mattina passava tra le stanze del reparto per salutarci e condividere con noi belle e brutte sensazioni, belle e brutte giornate.

Ricordo ancora i tanti viaggi fatti con il bus per raggiungere l’appartamento messo a disposizione dall’associazione A.B.C., che dobbiamo ancora oggi ringraziare per l’importante aiuto che dà alle coppie che provengono da fuori città.

Il ricordo più bello è però quello del giorno in cui abbiamo potuto portare a casa Gabriele, la gioia che riempiva i nostri cuori non si può descrivere e le sensazioni che abbiamo provato quando siamo partiti tutti e tre verso quella che sarebbe stata la nostra vera vita sono cose difficili da comprendere per chi, «fortunatamente», non può sapere cosa significhi la malattia di un figlio piccolo.

Oggi Gabriele sta bene e da due anni non ha più bisogno di nessun controllo. Per noi e per tutti è un bambino come gli altri. Il tempo sbiadisce i ricordi e chiude le ferite, ma certe volte, quando guardiamo Gabriele, i nostri occhi diventano lucidi, perché sappiamo di essere stati davvero fortunati, e nella mente passano tanti ricordi positivi e negativi, che non ci abbandoneranno mai. Vogliamo ancora una volta ringraziare tutti, dagli infermieri, ai dottori, al personale del reparto e non solo, alle altre mamme, perché è grazie a tutti loro che siamo riusciti a farci forza per andare avanti e per asciugare le tante lacrime che molto spesso attraversavano i nostri volti.

Ai genitori che ora stanno vivendo quello che noi abbiamo passato quattro anni fa vogliamo dire di non perdere mai le speranze, e di fidarsi dei medici e dei loro consigli; di essere forti per loro stessi, ma soprattutto per quelle piccole creature che non aspettano altro che di poter andare a casa con le loro mamme e i loro papà.

Un ringraziamento davvero speciale a tutto il team che ci ha sempre supportato e che ancora oggi ci fa i complimenti per essere stati forti e tenaci di fronte ad una situazione così complessa. All’associazione A.B.C., per essere sempre presente e per continuare tenacemente a svolgere un lavoro così fondamentale, non solo materialmente, ma anche psicologicamente.

L’ultimo ringraziamento, non certo in ordine di importanza, va alla dottoressa Pelizzo, che è stata la prima persona a prendere tra le sue mani Gabriele perché è soprattutto grazie a lei se oggi possiamo raccontare tutto questo con il sorriso.

Siamo convinti che queste storie, anche se nessuno vorrebbe mai viverle, se si concludono con un lieto fine, abbiano un valore per i genitori e per i figli, perché ci attrezzano di un bagaglio prezioso e perché ci rendono più sensibili di fronte ai problemi.

Erika, Alessandro e Gabriele





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  Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo - onlus - Cod. Fiscale 01084150323   Credit: Altamira / Agora Web