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29/05/2018 | LA VOCE DEI VOLONTARI

Dopo il verbo “amare”, il verbo “aiutare” è il più bello del mondo

Amare, aiutare e condividere: questi sono i tre verbi che per Giulia, la protagonista de La Voce dei Volontari di oggi, riassumono meglio la sua esperienza di volontariato in reparto. Ci racconta di quanto amore traspare sia dagli occhi della famiglia, dei parenti che sono accanto ai loro bambini sia dai volontari ogni giorno allientano le ore che i piccoli pazienti trascorrono in reparto.


Entrare in contatto con i bambini e con le loro famiglie le permette di essere sempre più vicina a loro e di poter condividere in maniera naturale e spontanea il tempo, le storie e i sorrisi. Quando si entra in reparto, noi Volontari di A.B.C vediamo l’amore della famiglia, dei genitori, dei nonni verso i propri bambini e, nel nostro piccolo, cerchiamo di aiutarli.
Li lasciamo andare a bere un caffè, permettiamo loro di sgranchirsi le gambe, mentre noi giochiamo e chiacchieriamo con i piccoli abitanti del reparto. I sorrisi dei bambini sono ciò che mi colpisce ogni volta quando varchiamo la soglia di quelle porte e ci affacciamo a quei letti. Sono davvero rare le volte in cui non riceviamo un sorriso, seppur timido o assonnato. Non importa se sono appena tornati dall’operazione, se si sono appena svegliati o se in corpo hanno ancora qualche goccia di anestesia: loro sorridono. Vediamo ogni giorno i loro occhietti, dai vari colori e dalle varie forme, guardarci e spiare il carello dei giochi e dei libri.
E nel nostro piccolo cerchiamo di aiutare loro e le loro famiglie, ospitandoli nei nostri appartamenti, dicendogli dove comprare il latte o i pannolini, giocando con i bambini che per giorni vedono i muri colorati del reparto ma non possono fare molto altro.
Ben presto perciò, al verbo “amare” e “aiutare” si aggiunge quello del “condividere”.
Tra volontari e famiglie si inizia a condividere il tempo, gli spazi delle stanze, i sorrisi e le storie. Non è mai una condivisione forzata ma che nasce con naturalezza, un turno dopo l’altro. Iniziando dal ricordarsi i nomi di ciascuno, il numero della stanza o le preferenze dei cartoni animati.
In poco tempo ci ricordiamo che quella bambina, in quella precisa stanza, ama i Barbapapà per dispiacere del papà che ormai conosce tutti gli episodi a memoria. Impariamo che la mattina arriva la maestra in reparto per farle lezione e per farle svolgere qualche esercizio. Impariamo che ama i puzzle e ha un’ironia invidiabile da chiunque se pensiamo che ha soli sette anni. Quello che non serve imparare è capire cosa dicono gli occhi del papà e della mamma: un amore sconfinato per la propria bambina. Lo si capisce anche dalle piccole cose, dai cartelloni appesi nella stanza, dai palloncini e dal farle pesare il meno possibile l’essere in Ospedale.
Credo che la parola perfetta per riassumere il Volontariato di A.B.C sia proprio “condivisione”. Vi è condivisione tra noi singoli volontari, tra noi e le famiglie. Non è mai un rapporto a senso unico: ognuno di noi dà qualcosa e ricede qualcos’altro, seppur non si chieda nulla in cambio. E non c’è condivisione migliore di un sorriso, qualsiasi esso sia.




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  Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo - onlus - Cod. Fiscale 01084150323   Credit: Altamira / Agora Web