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04/03/2017 | LA VOCE DEI VOLONTARI

CAUTELA, ACCORTEZZA ma anche tanto CORAGGIO: sono questi gli ingredienti principali che, secondo Andrea, condiscono l’esperienza di volontariato con l’A.B.C.

Solo correndo il rischio di passare per intrusi si possono incontrare sorrisi, conoscere storie e … creare LEGAMI!


“Come ogni cosa, il reparto di chirurgia del Burlo acquista un significato diverso a seconda degli occhi di chi lo guarda. Lo sguardo di un volontario ABC gode di una prospettiva particolare, quella del terzo tra le famiglie con il loro dolore e il personale che instancabilmente si dedica al suo lavoro nel reparto.
Da questa prospettiva deriva un particolare sentimento che spesso accompagna me, come credo gli altri volontari, per il tempo che dedico al giro tra le stanze: il timore di apparire come un estraneo che irrompe nella vita del reparto. 
Tra grembiulini, camici bianchi, verdi e gialli essere una maglietta rossa non è proprio semplice!
Le reazioni quando chiedo ai genitori se hanno voglia di andare a bersi un caffè, che sto io con il bambino sono le più disparate: a volte ridono, a volte rifiutano cortesemente e altre volte ancora accettano.
Sono questi i casi che mi danno più soddisfazione: sento che sono riuscito a creare un legame che consente ad una mamma o un papà che ha passato tutta la giornata, nella migliore delle ipotesi, in quella stanza di ospedale di prendersi un attimo per sé, una boccata di ossigeno.
Avrebbe potuto questo genitore staccare almeno per il tempo di un caffè se un volontario non si fosse esposto correndo il rischio di passare per l’intruso?
Ricordo una delle prime volte in cui sono andato in reparto. Una famiglia era arrivata alla chirurgia del Burlo dopo esser passata per gli ospedali di tutta Italia ed essere arrivata persino a Marsiglia per l’operazione della figlia. Le facce erano grigie e gli occhi colmi di disperazione e stanchezza.
“Voi come state?” Sono bastate queste semplici tre parole, tanto quotidiane al di fuori del reparto, per consentire alla mamma di liberare le sue emozioni e i suoi dubbi in un fiume di parole, come se troppa energia fosse stata rinchiusa troppo a lungo. Sarebbe potuto succedere tutto ciò se ci fossimo fatti prendere dall’ansia di apparire come degli estranei e non avessimo chiesto?
Davanti ad ogni stanza mi domando: apro o meno questa porta chiusa?
La verità è che spesso i sorrisi più grandi li ho visti proprio dalle madri che mi vedevano fare capolino imbarazzato dalla porta, bisbigliando qualcosa per paura di disturbare.
Insomma, la mia esperienza come volontario mi ha insegnato che per essere volontari serve cautela e accortezza, ma soprattutto che bisogna un po’ essere coraggiosi: anche di fronte ad una porta chiusa una possibilità deve sempre essere data, soprattutto perché in questo caso ne vale davvero la pena!”
 





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  Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo - onlus - Cod. Fiscale 01084150323   Credit: Altamira / Agora Web