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19/11/2016 | LA VOCE DEI VOLONTARI

“Un senso di profondo rispetto e responsabilità”: questo è quello che prova Nicol quando, indossando la sua maglietta rossa, veste i panni di volontaria di A.B.C. Un percorso, il suo, iniziato da poco ma già intenso e ricco di emozioni, un’esperienza in cui la condivisione, il lavoro su di sé e la crescita personale risultano essere aspetti importanti e centrali.


“L’esperienza in A.B.C. è un’esperienza arricchente che permette di interfacciarsi con una realtà del tutto nuova e difficile da immaginare e digerire al di fuori del contesto ospedaliero, e cioè quella della chirurgia pediatrica. In qualità di volontario in A.B.C. si ha la possibilità di vedere ed entrare in contatto con bambini chirurgici e le loro famiglie a cui è richiesto, ogni giorno, di armarsi di pazienza e coraggio per affrontare le difficoltà che li hanno portati in reparto. Di fronte a tali situazioni e vissuti ho sempre sentito, sin dall’inizio della mia esperienza come volontaria, un senso di profondo rispetto e responsabilità nei confronti dei pazienti e delle loro relative famiglie. La crescita di questi due sentimenti è uno dei primi grandi traguardi che ho “raggiunto” grazie ad A.B.C. e che mi ha permesso di godermi, in molti casi ma non in tutti,il sorrisone di un bambino gioioso di vederti varcare la porta della stanza, una mamma o un papà che ti dicono “ci hai salvato la vita” o più semplicemente sentirsi dire che hai coraggio nel fare ciò che fai e che dovresti esserne orgogliosa. Queste sono parole che arrivano direttamente al cuore e la soddisfazione che si prova nel sentirle e nel capire, a fine turno, ciò che hai dato, è insostituibile. C’è però da dire che in reparto non ci sono solo esperienze e parole positive perché spesso si può anche venir cacciati da una stanza o trovare stanze vuote; quando accade ciò ci si può sentire inizialmente “rigettati” e incapaci di svolgere il proprio ruolo ma è soprattutto in questi momenti che si cresce maggiormente e si capisce l’indispensabile bisogno che diventa poi recarsi in reparto perché il giorno dopo si è comunque di nuovo lì, sempre pronti a dare una mano. Tutto questo personale lavoro è facilitato dalla presenza degli altri volontari che, soprattutto all’inizio, sono indispensabili per comprendere la realtà in cui si è appena entrati in punta di piedi. Posso tranquillamente affermare che l’A.B.C. è una grande realtà formata da un insieme di persone volenterose che diventano sempre più una famiglia alla quale aggrapparsi nei momenti in cui l’esperienza in reparto può diventare difficoltosa o con cui ci si può più semplicemente confrontare su esperienze e sentimenti nati in chirurgia. Tirando le somme: è un’esperienza che mi rimarrà sempre impressa nel cuore e che sono contenta di star vivendo”.





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  Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo - onlus - Cod. Fiscale 01084150323   Credit: Altamira / Agora Web